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Piano rifiuti, protesta in Provincia
I dubbi dei sindaci:
«No a inceneritore sotto falso nome»

MACERATA - Riunione plenaria oggi pomeriggio per la presentazione dello studio dell'Oikos. Manifestazione delle associazioni ambientaliste e dei 5 stelle
3 commenti
del 09/01/2018, ore 21:53
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di Federica Nardi

«Non possiamo tornare indietro, non vogliamo l’incenerimento in questa provincia e non capisco perché farlo sotto falso nome». Applausi fuori programma per il sindaco di Belforte, Roberto Paoloni, che oggi ha sintetizzato così la posizione sua e di altri colleghi riuniti in assemblea per la presentazione dello studio dell’Oikos sulla gestione dei rifiuti nel Maceratese. Un piano che, tra le ipotesi, prevede anche la produzione di combustibile solido secondario (css). Prodotto dai rifiuti indifferenziati, compresa la plastica che non si può riciclare, può essere utilizzato anche per produrre cemento. Fausto Brevi, che ha curato lo studio, spiega che «si parla di incenerimento quando c’è un’emissione aggiuntiva. Utilizzare css in un impianto industriale non è un’emissione aggiuntiva ma sostitutiva. Anzi, ci può essere anche il miglioramento delle condizioni ambientali». Ma il rischio ambientale, secondo i comitati, le associazioni ambientaliste e il Movimento 5 stelle, che oggi hanno protestato sotto il palazzo della Provincia, non è escluso. Perché «il css – dicono – dato che non ha una composizione sempre uguale, ha una combustione difficilmente controllabile». 

La protesta davanti alla Provincia

Riunione plenaria oggi pomeriggio nel palazzo della Provincia di Macerata, per la presentazione dello studio dell’Oikos, preliminare al piano di gestione dei rifiuti. «Oggi è solo un’illustrazione – ha chiarito in apertura il presidente dell’ente Antonio Pettinari – poi il piano andrà approvato in assemblea e trasmesso alla Regione per verificarne la conformità rispetto al piano regionale». Presenti sindaci e delegati dell’Ata 3. Nel pubblico esponenti e attivisti del Movimento 5 stelle insieme ai comitati contrari al piano che prevede l’utilizzo del css. Tra di loro anche il consigliere regionale Sandro Bisonni. Prima dell’assemblea c’è stata anche una protesta in corso della Repubblica.  La domanda, posta a più voci, è sempre più o meno la stessa: «non c’è un altra via che non comprenda bruciare rifiuti o metterli in discarica?». Perché nel piano si mette nero su bianco che la discarica di Cingoli durerà meno di 10 anni, una soluzione va trovata. Tra le ipotesi anche quella di trasformare le eco balle di rifiuti in combustibile css (il che richiederebbe l’adeguamento di un impianto, come quello del Cosmari), da rivendere per il cemento o da bruciare per produrre energia. Ma la soluzione, per quanto legale, non convince sindaci e delegati.  Il primo a sollevare la questione è il vice sindaco di Montelupone, che chiede all’Oikos di prendere in considerazione anche la tecnologia cosiddetta “flameless”. Letteralmente, senza combustione. E proprio per evitare il css. Poi il consigliere Franco Frapiccini di Recanati: «esistono esempi internazionali per non usare né discariche né inceneritori?».

Paoloni, sindaco di Belforte, sottolinea che «i vari scenari presentati vanno a cozzare con scelte fatte precedentemente dall’assemblea del Cosmari e dai sindaci. L’utilizzo dei rifiuti come combustibile è stato superato da noi il 4 settembre 2013, quando abbiamo spento l’inceneritore del Cosmari. Una scelta ambientale, politica e amministrativa fatta da tutti. Noi non vogliamo l’ncenerimento in questa provincia. Non capisco perché farlo sotto falso nome. Scenari diversi – aggiunge – sono possibili. La durata della discarica di Cingoli non giustifica l’incenerimento. Impegniamoci piuttosto per applicare la tariffa puntuale. Chiedo anche che vengano stanziati nel bilancio del Cosmari i soldi per demolirecamino perché non è più utile né corretto mantenerlo». Di parere diverso Franco Capponi, che però insiste sulla tariffa puntuale, cioè la possiblità di variare la tassa sui rifiuti a seconda di quanto la singola persona ricicla. «Solo a quel punto possiamo definire il piano – dice Capponi – Suggerirei anche una data, così da farlo tutti insieme. Sul discorso strategico dobbiamo diventare un punto di riferimento per il centro-sud delle Marche, ma utilizzando una tecnologia matura e garantita. Anche perché non esiste un assioma tra la produzione del css e il fatto che venga bruciato nello stesso posto. Potrebbe essere bruciato altrove, ha un valore commerciale. Se c’è un accordo io dico sì alla messa a punto di questo sistema. E inoltre – conclude – è prioritario individuare un nuovo sito di discarica. L’importante è fare le cose per bene». Ma a chiedere alternative al css ci sono anche San Severino (con il consigliere Tarcisio Antognozzi) e Macerata (per bocca del sindaco Romano Carancini). «Va cercata una terza via – dice Antognozzi -. Non tutto ciò che è legale è a favore della persona, nn tutto ciò che conviene è giusto. Il css ha delle criticità obiettive. Se una cosa fa male, fa male. Potremmo investire in un sistema più virtuoso, con un costo maggiore magari ma salvaguardando le persone e non svendendo il nostro percorso senza tenere conto della salute di tutti».



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Commenti

  1. Sauro Micucci 2018-01-10 | 06:53:36

    Ma come, se fumo una sigaretta avveleno anche te, anche loro e pure chi non c’è.E se mi fumo una ciminiera di trenta metri che succede?

  2. Luigi Travaglini 2018-01-10 | 13:58:09

    diluire gli inquinanti del css nella marea di emissioni dei cementifici ha il sapore di una donna truffa ambientale

  3. Luigi Travaglini 2018-01-10 | 14:22:12

    -come dicevo, diluire gli inquinanti del css nella marea di emissioni dei cementifici ha il sapore di una truffa ambientale. Tutto il territorio intorno al cementificio diventerà una discarica: tutto, anche le nostre case. Le analisi diranno che tutto va bene, ma saremo bombardati da una grandissima quantità di inquinanti.
    -Per fare css, qui da noi, serve plastica: cosa farà un impianto di css se non ha abbastanza plastica proveniente dalla indifferenziata? Utilizzerà plastica proveniente dalla differenziata anche la plastica che sarebbe stata riciclata.


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